Telefonino vulcanico

18 09 2009

Durante il tirocinio in NTT Data ho lavorato su Android, il sistema operativo per cellulari e dispositivi mobili in generale sviluppato inizialmente da Google e poi da tante importanti firme riunite sotto il nome di OHA (Open Handset Alliance). Ovviamente anche dopo il rientro in Italia mantengo un forte interesse, e tra le ultime notizie, oltra alla piattaforma di sviluppo della versione 1.6 (Donut) rilasciata ieri, me ne ha colpita una in particolare.

Ultimamente ogni giorno compare una nuova notizia riguardo ad un altro grande produttore di telefonini o netbooks in procinto di sviluppare e rilasciare dispositivi basati su Android, ma non potevo mai aspettarmi di leggere LG Etna!!

Anteprima dellLG Etna

Anteprima dell'LG Etna

Da Siciliano prima, studente a Catania poi, e di recente Vulcanus, un nome così vulcanico non può che rendermi orgoglioso e curioso di vedere il prodotto finito!

(fonte e immagine da Androidiani.it – link)

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Foto panoramiche con Autostitch

23 07 2009

La mia fantastica compagna di viaggio, la Canon SX110IS acquistata qui in Giappone a Ottobre, pur essendo una compatta super (non una super-compatta) grazie allo zoom 10x e alla completezza di controlli manuali, presenta incredibilmente una mancanza inspiegabile: non c’è nessun supporto alla creazione di foto panoramiche! 😐

E’ davvero strano per una Canon tutto sommato recente (uscita nello stesso periodo in cui l’ho acquistata), poichè quella funzione è presente in altre fotocamere, anche più antiche, della stessa marca.

Se è vero che il software in dotazione contiene un’utility per la creazione di foto panoramiche dopo aver scaricato i “pezzi” su pc, è anche vero che non dispiacerebbe avere un minimo supporto per mantenere l’allineamento tra i vari scatti anzichè fare tutto a occhio.

Premettendo che non ho mai utilizzato il software in dotazione, voglio parlare di Autostitch, un programma nato da un progetto della University of Columbia che permette di realizzare panorami in maniera sorprendentemente pulita ed estremamente semplice per l’utente che non deve fare nulla.

Kamakura

Kamakura

L’unica fatica richiesta e’ quella di scattare una serie di foto che abbiano qualche piccola sezione in comune e darle in pasto al programma che farà i suoi calcoli e applicherà le trasformazioni opportune per creare il panorama, tutto automaticamente. Ovviamente bisogna scattare le foto con le stesse impostazioni di apertura, esposizione, ecc, altrimenti si creano incoerenze nella luminosità e nei colori che renderebbero impossibile e sgradevole l’unione in un’unica foto. Perciò meglio usare le modalità manuali piuttosto che quelle automatiche.

La versione scaricabile dal sito è una versione demo per Windows, ma funziona bene anche su Linux o Mac OS X attraverso emulazione con Wine o Crossover. Pur essendo demo ha tutto quello che serve per foto panoramiche fatte in casa senza troppe pretese e senza dover impostare alcunchè. Tuttavia siano disponibili diverse impostazioni avanzate configurabili a seconda delle esigenze, anche se l’interfaccia non è ancora molto user-friendly, come ammettono gli stessi sviluppatori.

L’unica impostazione da cambiare a piacere è il rapporto in scala dell’immagine in’uscita, che di default è molto piccola: ovviamente si può impostare a 100%, ma a seconda della risoluzione delle foto di partenza 75% potrebbe anche essere sufficiente.

Finora mi sono limitato a creare semplici panorami 1D (ruotando solo sul mio asse) a 180° o più, unendo una sequenza orizzontale di 2-3-4 foto. Ma la capacità più interessante di Autostitch è quella di creare automaticamente panorami 2D, considerando rotazioni sia orizzontali che verticali su più assi, ovvero unire foto scattate dallo stesso punto verso ogni direzione (ovviamente sempre a patto che si mantengano tra i vari scatti delle zone di sovrapposizione che favoriscano il riconoscimento delle giunture). Vedi alcuni esempi di panorama sul sito del progetto.

Toyosu

Toyosu

Sydney by night, mega-panorama

Sydney by night, mega-panorama

Sydney by night (pt. 1)

Sydney by night (pt. 1)





Che figata la rice cooker!

23 06 2009

L’ho sempre avuta in casa sin da quando sono arrivato, ma non l’avevo mai usata prima. La rice cooker è un elettrodomestico indispensabile nelle case delle famiglie giapponesi e cinesi (e suppongo anche altrove, là dove il riso costituisce un elemento fondamentale nella dieta).

La "mia" rice cooker

La "mia" rice cooker

Poichè quasi ogni giorno a pranzo una tazzona di riso di contorno non me la toglie nessuno, non mi era mai venuto tutto questo gran desiderio di prepararmi questo tipo di riso in casa. In compenso ho sempre avuto la curiosità di usare l’aggeggino infernale e pochi giorni fa l’ho fatto.
Giudizio? E’ una figata! 🙂
Basta riempire il cestello (l’unica cosa che va lavata in maniera facilissima, tra l’altro) con la quantità di riso desiderata (X dosi), l’equivalente d’acqua (X dosi più 1/2 dose), chiudere e premere Start! Aspetti il tempo necessario (da 15 a 40 min circa, a seconda del menu selezionato) e… taac, il riso è servito!
Per non parlare del timer, per chi volesse evitare l’attesa e trovare il riso già pronto la mattina per colazione, o la sera al rientro da lavoro. 🙂
La qualità della cottura è davvero ottima, e teoricamente con un po’ di fantasia e gusto personale si può aggiungere altri ingredienti, come sale, burro, olio ecc… e giocare sulla quantità di acqua per ottenere un riso più o meno attaccato, o umido.
Le rice cooker più grandi (la mia è piccolina e con le funzioni essenziali) permettono di sovrapporre al cestello del riso un supporto per cuocere contemporaneamente delle verdure a vapore.
Direttamente da Wikihow (http://www.wikihow.com/Cook-Rice-in-a-Rice-Cooker) ecco un breve riassunto su come usare la rice cooker: Leggi il seguito di questo post »





Il vero punto debole è l’applicazione delle leggi

8 04 2009

ovvero…
“L’Italia ha una normativa e un livello della ricerca che sono all’avanguardia nel mondo”, ma…

Senza parole... (fonte Repubblica.it)

Senza parole... (fonte Repubblica.it)

Articolo interessantissimo e piuttosto eloquente su Repubblica.it. In basso ne riporto alcuni passaggi significativi… e non mi va di commentare più di tanto.  Tanto se ne parla e se ne parlerà troppo, a strumentalizzare in Italia ci vuole un attimo e sono tutti bravi..


A Tokyo un sisma del 7° grado causerebbe solo 400 vittime, in Calabria 32 mila
Utilizzare le tecniche più avanzate può costare fino al 20 per cento in più

Così il Giappone ha vinto la sfida
“Acciaio elastico e cuscinetti antisismici”

Ma l’Onu ci bacchetta: siete in ritardo, eppure le leggi ci sono
di ELENA DUSI

UN TERREMOTO di grado 7, nell’Appennino meridionale provocherebbe tra i 5 e gli 11mila morti, in Giappone 50. Un sisma ancora più violento (intensità 7,5) in Calabria causerebbe tra le 15 e le 32mila vittime, appena 400 in una città densamente popolata come Tokyo.

[…] “In Giappone un terremoto come quello dell’Aquila non sarebbe neanche finito sul giornale” dice. “E invece da noi l’applicazione della legge che impone criteri antisismici per gli edifici di nuova costruzione viene rimandata in continuazione”.

[…] “Non esiste terremoto in grado di far crollare un palazzo costruito adottando tutti i dispositivi dell’ingegneria antisismica” […] “Lo provano i casi di California e Giappone, dove sismi molto potenti provocano danni limitati”.

In Italia un censimento degli edifici più o meno resistenti ai sismi esiste […] però classificato tra i “dati sensibili” e non è reso pubblico. “Divulgarlo potrebbe generare paure ingiustificate tra la popolazione” […]

[…] Dopo che un sisma classificato come “di intensità moderata” ha distrutto parte dell’Abruzzo, l’agenzia dell’Onu […] ci ha ricordato il dovere di adottare di più i criteri antisismici. “Costruire un edificio nuovo nel rispetto delle norme antisismiche fa lievitare la fattura del 3-5 per cento. Risparmiare una cifra ridicola e non rispettare le norme di sicurezza è un gesto criminale” […] Il San Salvatore “è stato costruito 15 anni fa, quando già si disponeva delle informazioni tecniche” per difendersi dalla violenza delle onde sismiche.

“L’Italia – secondo Pinho – ha una normativa e un livello della ricerca che sono all’avanguardia nel mondo. Il vero punto debole è l’applicazione delle leggi”. Per iniziare a costruire le scuole con criteri anti-terremoto, in Italia, c’è voluta la tragedia di San Giuliano.

[omissis]


(Leggi tutto su Repubblica.it)

La storia ci ha insegnato che prevedere i terremoti catastrofici è ancora utopia, o per lo meno la maggior parte della comunità scientifica è convinta di ciò. Solo in un caso l’uomo è riuscito a capire tutto in anticipo e a salvare un’intera popolazione (leggi questo articolo).

Che senso ha prendere per pazzo e non dare ascolto a chi avverte della possibilità di un terremoto imminente? Non sarebbe più facile non doversi preoccupare di prevedere e dare allarmi se i nostri edifici fossero costruiti come si deve? In fondo costerebbero molto meno che ricostruire città e vite distrutte…

Perchè, oggi, nel 2009, se le tecnologie esistono non vengono utilizzate? La risposta è abbastanza semplice in realtà… è come rispondere alla domanda “perchè la maggior parte della popolazione mondiale muore di fame e di malattie superate se le tecnologie per evitarlo esistono già?”

Ma no, le cose succedono… è colpa di tutti e di nessuno, adesso non importa, bisogna soltanto essere uniti e postvenire, perchè in Italia a prevenire non siamo proprio capaci!

E va bene che in Italia abbiamo un patrimonio artistico, architettonico e culturale fatto di edifici vecchi… ma un ospedale inaugurato nel 2000… la Casa dello Studente…

Game over (fonte Repubblica.it)

Game over (fonte Repubblica.it)

Che tristezza in questi giorni vedere quello che è successo in Abruzzo… e non sto a parlarvi dei commenti dei giapponesi che qui si meravigliano di quanto danno abbia procurato un tale terremotuccio…

Che mondo sarebbe senza magna-magna…..

God bless Italy,
Saluti da Tokyo.





A sunny October sunday in Yokohama

14 12 2008

Meglio tardi che mai!
Approfitto di questo fine settimana trascorso a casa con la febbre per rispolverare fatti e foto dei mesi scorsi, che per mancanza di tempo (o lagnusìa) non ho postato sul blog. Inizio da circa 2 mesi fa, una domenica delle domeniche più piacevoli da quando sono in Giappone. Una bellissima giornata di sole fuori dagli schemi trascorsa a Yokohama, ufficialmente per andare al Robo Japan 2008, ma praticamente trasformatasi in una lunga passeggiata al mare con tante tante e tante belle foto. Era la prima volta che uscivo veramente da Tokyo ed è stato bellissimo staccare finalmente dalla realtà metropolitana che ti ingoia nascondendoti cielo, panorami e tramonti…

Il Robo Japan si è rivelato un gran flop. Ci aspettavamo chissà che di più interessante e di tecnico, specialmente i miei amici che studiano robotica e automazione, ma in realtà è sembrata quasi una fiera per bambini, con tanti robot visti più come giocattoli. La fiera non era per niente grande, e pochi stand erano veramente interessanti. Forse l’unica cosa interessante è stata la presentazione dell’ultima versione di ASIMO, l’androide della Honda: 15 minuti in cui ASIMO da solo sul palcoscenico dimostra le proprie capacità. Ovviamente sa rispondere al telefono e alle e-mail, sa riconoscere le persone e conversare con loro, camminare, danzare, salire le scale, giocare a calcio, prendere e portare cose, ma grazie agli ultimi perfezionamenti riesce anche a correre abbastanza velocemente e con grande equilibrio. Purtroppo non sono riuscito a catturare in video questo momento, che era il più atteso e come previsto ha concluso la dimostrazione.

Al contrario Yokohama ci è piaciuta un sacco. In realtà siamo solo stati nel quartiere ovest di Minato Mirai. Già prima di vedere il mare ti accorgi che è una città di mare. L’architettura moderna  (che molto deve ai lavori per i Mondiali di calcio del 2002), privilegia edifici di colore bianco e forme curve, che grazie alla giornata di sole e al cielo limpido danno un grande colpo d’occhio e ti fanno sentire a mare.

Pacifico Yokohama, sede di convegni, esibizioni e concerti.

Pacifico Yokohama, sede di convegni, esibizioni e concerti.

Ben presto ci siamo anche resi conto che Yokohama è anche una città multiculturale che risente molto di influssi europei e non. I mattoni rossi dello Yokohama Red Brick Warehouse mi ha riportato indietro di un anno, ai tempi dell’Erasmus, facendomi sentire realmente in un porto del Nord Europa, tipo Olanda o Svezia! Sono due lunghi edifici di 3 piani risalenti agli inizi del 1900, un tempo usati come dogana e magazzini, ed oggi utilizzati uno come centro commerciale e ristoranti, e l’altro per eventi culturali, musicali, mostre ecc.

Yokohama Red Brick Warehouse

Yokohama Red Brick Warehouse

Laltro edificio del Red Brick Warehouse

L'altro edificio del Red Brick Warehouse

Nei pressi della Warehouse c’era anche l’Oktoberfest giapponese, ma non ci siamo fermati e prima che tramontasse siamo andati verso il molo dove ci siamo sbizzarriti a fare foto più o meno intelligenti, suscitando la curiosità dei passanti! Una bellissima struttura in legno dove passeggiare, o rilassarsi buttandosi sul prato verde che ricopre la parte finale. Se fossi un architetto avrei tante cose da dire sul molo, ma data l’ignoranza in materia mi astengo volentieri, e lascio parlare le immagini! 😛

Un premio virtuale a chi ricorda il film a cui ci ispiriamo...!

Un premio virtuale a chi ricorda il film a cui ci ispiriamo...!

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Pulitrice di occhiali a ultrasuoni

1 12 2008
Pulitore a ultrasuoni

Pulitore a ultrasuoni

Ieri, attraversando il sottopassaggio della stazione di Shinjuku (la stazione più trafficata del Giapone, nonchè la seconda più grande del mondo), ho avuto la fortuna di trovare questo fantastico arnese. Qui a Tokyo puoi trovare di tutto, ma spesso capita che se cerchi qualcosa intensamente non la trovi mai, o che senza che te l’aspetti trovi la soluzione ai tuoi problemi!

Si tratta di una postazione [gratuita] per pulire le lenti degli occhiali in poco tempo ed accuratamente. La coincidenza ha voluto che ieri (per motivi che non sto qui a spiegare) i miei occhiali si erano sporcati di colla e lavarli normalmente con acqua e sapone, come previsto, non aveva sortito buoni effetti… Non poteva esserci situazione migliore per testare questo aggeggio!

Premendo un bottone su una delle due vaschette celesti si attiva un generatore di onde ultrasoniche che fa vibrare l’acqua (in realtà una soluzione adatta a trasmettere queste onde) creando delle bollicine in grado di rimuovere perfettamente lo sporco senza aggredire la superficie. Quando l'”idromassaggio” termina, basta sciacquare gli occhiali nella seconda vaschetta di acqua fresca (probabilmente per favorire l’asciugamento) ed asciugare con dei fazzolettini di carta. Spiegazione molto grezza, ma spero renda l’idea.

Non ho mai avuto così puliti, non un granello di polvere, non un segno di impronta o striscio, niente!

Sembra che aggeggi di questo tipo siano usati anche per pulire altri tipi di oggetti metallici, e gioielli. E pare che in giro se ne trovino anche a 50$, indicati per i gioielli.

Postazione a Shinjuku

Postazione a Shinjuku